Cattedra ambulante degli assetti fondiari collettivi
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Dopo varie esperienze di breve durata fatte per iniziativa di singole amministrazioni degli assetti fondiari collettivi e preso atto dei risultati conseguiti, nonché del favore incontrato dalle iniziative di formazione culturale finalizzate a diffondere la conoscenza e la comprensione dell’istituto degli assetti fondiari collettivi richieste in forme diverse da molti amministratori ed anche da singoli consociati nell’ente, l’idea di una istituzio-ne per la formazione dei consociati nella collettività titolare del possesso collettivo si è concretizzata ed ha preso la forma definitiva a seguito delle conclusioni tratte dai lavo-ri della 21^ Riunione scientifica (26-27 novembre 2015) del Centro studi e documen-tazione sui demani civici e le proprietà collettive dell’Università degli studi di Trento; rifacendosi, peraltro, ad un istituto tipicamente italiano, la benemerita Cattedra ambu-lante di agricoltura.

Approvato in varie forme da molti amministratori di assetti fondiari collettivi e soste-nuto il progetto definitivo da studiosi della materia, il Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive dell’Università degli studi di Trento istituisce la Cattedra ambulante degli assetti fondiari collettivi.

La Cattedra ambulante degli assetti fondiari collettivi è rivolta ai consociati negli enti collettivi e si avvale dell’apporto delle istanze più avanzate degli ambienti intellettuali e del mondo della docenza che si riconoscono nei seguenti postulati:

  1. All’origine di tutto è il fatto di una comunità individuata in relazione all’uso collettivo di determinati beni. In altre parole, non è la comunità a individuare il territo-rio, ma è il territorio a individuare la comunità; e, usando l’espressione territorio, si deve intendere non soltanto il luogo al quale si riferisce il potere che l’ente esponen-ziale del gruppo – la collettività – esercita sui soggetti che ne fanno parte, ma il punto di riferimento necessario e sufficiente a individuare un insieme di soggetti legati dall’uso comune dei beni (G. Lombardi, 1999).
    Pertanto, alla luce dell’art. 3 della Costituzione, la collettività va riconosciuta come soggetto neo-istituzionale per due motivi: il primo, come titolare del patrimonio civico, dotato di autonomia rispetto ai patrimoni personali dei singoli membri della col-lettività; il secondo, come titolare di beni di proprietà o di uso collettivo, con autono-ma soggettività rispetto a quella dell’ente di appartenenza per legge (1776/1927; 278/1954; 97/1994) e per pronunce giurisdizionali (3233/1952 Cass.; 1248/1954 Cass.; 10748/1992 Cass.; 11127/ 1994 Cass.; 345/1986 Cons. Stato).
    Nella generalità dei casi, l’assetto fondiario collettivo si presenta all’osservatore come un’unità oggettiva (il c.d. demanio civico), vale a dire la terra di collettivo godimento, con a fianco una unità soggettiva (la collettività titolare del possesso); questa si incentra in un organo di gestione espresso dalla stessa collettività o, in assenza di questo, nell’Amministrazione comunale con contabilità separata da quella del Comune. Premessa, quindi, la distinzione tra l’amministrazione (cui compete la gestione) e la collettività (cui compete la titolarità dei beni di uso civico), l'organo amministrativo si configura alla stregua di un “braccio operativo” della collettività, in quanto, sia in sen-so soggettivo che oggettivo, è preordinato allo scopo di attendere con continuità alla tutela, conservazione, miglioramento e valorizzazione del patrimonio civico.
  2. Fondamento dell’assetto fondiario collettivo è “un altro modo di possedere” ed il suo modo di essere è riassunto nella felice sintesi: “’Altra’ soluzione all’eterno problema del rapporto uomo/terra che caratterizza gli assetti collettivi che apparten-gono ad un costume plurisecolare, rimasto assolutamente minoritario ed appartato nel corso dei secoli, ma sicuramente meritevole di rispetto”(P. Grossi, 1977). Di più, “il tratto tipizzante di queste realtà è il rapporto uomo/terra non riducibile all’emungimento di un forziere di ricchezza, né la terra è qui, in prima linea, ricchez-za”(P. Grossi, 2008).
    In prima approssimazione, l’economia degli assetti fondiari collettivi può essere definita come un sistema fisico di produzione, organizzato secondo un insieme di re-gole espresso dalla collettività locale titolare del possesso e gli obiettivi della gestione sono definiti secondo un insieme di processi mutuamente dipendenti e finalizzati alla soddisfazione di una gamma di bisogni umani espressi dai singoli titolari delle unità di consumo e/o di produzione facenti parte della collettività locale, sotto il vincolo delle conoscenze e delle risorse comuni esistenti ed organizzati secondo un comune insieme di segnali (valori e prezzi). Inoltre, tenuto conto della differenza tra il modello dell’economia naturale (secondo il quale si produce per l’uso) e quello dell’economia delle merci (secondo il quale si produce per lo scambio), è utile la precisazione che, se nell’economia di mercato, i processi del sistema fisico sono organizzati secondo un si-stema di segnali molto particolare, cioè il sistema dei prezzi di mercato; nelle econo-mie dell’uso, invece, il sistema dei segnali è sempre rappresentato da una combina-zione di valori di scambio e codici di comportamento, culturali o ideologici.
  3. I diritti di uso del demanio civico sono chiaramente delineati nella tipologia proposta da E. Schlager ed E. Ostrom (1992), la quale consente di distinguere tra:
    (a) diritti a livello individuale (i c.d. diritti operazionali), da cui discendono gli eventi (accesso o entrata in una zona e prelievo o uso di una particolare risorsa) e
    (b) diritti a livello collettivo (i c.d. diritti di amministrazione), da cui discendono le decisioni di gestione, vale a dire i diritti di ordinamento dell’ente, di tutela e di valo-rizzazione del patrimonio e diritti di inclusione nella o esclusione dalla collettività e conseguentemente di esercitare o meno i diritti operazionali.
  4. Patrimonio è il “complesso di risorse (naturali, ambientali o industriali, arti-stiche, ecc.) che sono proprie (in quanto considerate come bene comune e permanen-temente a disposizione) di una determinata comunità insediata in un territorio, la quale attraverso l’esperienza, la fruizione, l’incremento di esse, riconosce parte rilevante della propria identità storica, sociale, culturale e trae vantaggi e utilità notevoli” (Grande Dizionario della lingua italiana, 1984).
    La definizione appena citata, consente di concludere che patrimonio civico è il complesso di risorse materiali ed immateriali che concorrono a mantenere l’identità e l’autonomia dell’assetto fondiario collettivo nel tempo e nello spazio mediante l’adattamento in ambiente evolutivo. Con tale affermazione, si rinvia ad un tempo, per un verso, agli elementi materiali (il patrimonio naturale compreso nel demanio civico) ed agli elementi immateriali (il patrimonio culturale della collettività) e, per un altro verso, trattandosi di un patrimonio intergenerazionale, all’eredità e alla trasmissione (il tempo), ma anche al territorio (lo spazio), nella misura in cui il demanio civico può essere considerato come uno spazio identitario, vale a dire uno spazio dotato di carat-tere distintivo nel grande tessuto di un territorio più ampio. In definitiva, è il pool di elementi materiali ed immateriali che costituisce il cosiddetto patrimonio civico, dotato di autonomia rispetto ai patrimoni personali dei singoli membri della collettività.
  5. Circa i vincoli di non alienabilità, di non espropriabilità, di non mutamento di destinazione dei beni agro-silvo-pastorali, di imprescrittibilità dei diritti di uso civico, va colta la differenza che sussiste tra il rispettare e conservare il demanio civico sem-plicemente perché si ritiene che ciò sia nell’interesse del singolo utente, di quello della collettività titolare del possesso, di quello della società in generale e, invece, il rispet-tare e il conservare il demanio civico perché lo si ritiene che esso abbia un qualche va-lore in se stesso a prescindere dagli interessi umani.
    Il sistema sociale di segnali, cui abbiamo fatto cenno in precedenza, conferma, infatti, l’esistenza di un “télos”, vale a dire di un costume antico, dell’assetto fondiario collettivo, cioè l’esistenza di un fine ultimo delle cose e degli esseri viventi nell’ambito del demanio civico che supera per così dire le utilità che dalla terra di collettivo godi-mento i consociati nell’ente collettivo possono trarre, non solo, come singoli consocia-ti, ma come collettività locale ed anche come intera società, per cui non è conforme a questo “bene” guardare al demanio civico esclusivamente in funzione dell’interesse momentaneo. Questo fine ultimo non implica alcun tipo di cessazione dell’uso, bensì una gestione patrimoniale che, in termini dinamici, tuteli e valorizzi al meglio il dema-nio civico di interesse inter-generazionale nel corso del tempo in un sistema econo-mia/ambiente in continua evoluzione.
  6. La gestione degli assetti fondiari collettivi ha la connotazione “patrimoniale” ed è una forma di gestione fondiaria che riposa sulla nozione di patrimonio e mette l’accento sugli obblighi relativi alla continua “conservazione al meglio” del patrimonio civico.
    La gestione patrimoniale riposa su un approccio consensuale, paritario, contrattuale.
    Gli elementi chiave della gestione patrimoniale sono:
    (1) la globalità, perché la visione olistica del patrimonio civico impone:
         (a) una amministrazione quale centro di attenzione e di valutazione;
         (b) la necessità di porre la gestione in relazione con altre discipline;
         (c) di riconoscere il ruolo degli aspetti monetari e non monetari della gestione;
    (2) la partecipazione della popolazione componente la collettività titolare del possesso, i cui soggetti sono legati dall’uso comune dei beni;
    (3) la garanzia della demanialità civica delle terre di collettivo godimento;
    (4) l’adozione di sistemi di regolamentazione dell’uso delle risorse collettive.
  7. La Direzione della Cattedra ambulante degli assetti fondiari collettivi è affi-data al prof. Christian Zendri, professore di Storia del diritto medievale e moderno nell’Università degli studi di Trento (christian.zendri@unitn.it).
  8. Concorrono al funzionamento della Cattedra ambulante degli assetti fondiari collettivilink

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